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lunedì, settembre 13, 2004

Senti senti…

TURBOGAS-INQUIETANTI LE CERTEZZE DEL MANAGER

di Mario Fornasari

Spaventa il meccanismo descritto dall'inchiesta sulle tangenti Enipower, che rivela punti di vista inattesi e squarcia orizzonti sorprendenti anche nella discussione sulle centrali a turbogas.

Grazie a dichiarazioni, verbali, documenti sequestrati scopriamo che nel 2001 c'era chi faceva i conti su come spartirsi la "torta" di Ferrara: la costruzione della turbogas alle porte della città, la nuova centrale di Brindisi e qualche altro impianto minore avrebbe portato ad un giro d'affari di 10 mila milardi di lire e, nelle tasche di qualcuno, mazzette all'incirca per mille miliardi.

Dubbi sulla realizzazione della centrale ferrarese? Nessuno, con buona pace delle comunità che si affannano a discutere. E così mentre in città si cercava di stanare gli amministratori locali su un problema tanto spinoso, cioè costruire una centrale di quelle dimensioni a poche centinaia di metri dal duomo, e ci si azzuffava nelle spiegazioni del perché nessuno avesse mai rivelato una presenza significativa di polveri sottili nelle emissioni delle turbogas - denunciata dallo studio del ricercatore Cnr Nicola Armaroli e del medico Claudio Po - la discussione e le possibili scelte della comunità venivano tranquillamente messe da parte nelle strategie poliennali su centrali e appalti.

"Ho rammentato che quando partivano i lavori di Ferrara (previsti per maggio) si sarebbero pagate tangenti relative a lavori pregressi" scrive candido candido il project manager Enipower Lorenzino Marzocchi (licenziato sabato) in un fax sequestrato poi dalla Finanza e inserito nell'ordinanza con cui il giudice ha disposto l'arresto di due consulenti.

Adesso un dubbio sembra diventare giustificato e legittimo: cos'è davvero strategico nella scelta di costruire un impianto così imponente (800 megawatt) alle porte della città? La funzionalità, la convenienza, la salubrità, l'interesse della città o il piegarsi anche inconsapevole alla logica degli affari così come viene descritta nelle indagini milanesi?

Le ipotesi alternative al turbogas sono state vagliate oppure tutto quanto era già deciso come annunciavano da tempo i protagonisti del nuovo grande business del terzo millennio? Qual è il rapporto tra Enipower e qualcuno dei consulenti attraverso i quali si è tentato (senza successo) di smantellare le tesi di Armaroli e Po?

Una ultima perplessità - del tutto scollegata dall'inchiesta giudiziaria sui turbogas - nasce dalla osservazione di commento dell'assessore Alessandro Bratti: "Anche qualora la Procura dovesse decidere le misure più severe - ha dichiarato sabato al nostro giornale - anche se la centrale a turbogas non si dovesse più fare la società dovrà procedere alla bonifica, perché i terreni sono suoi". Ma non era quello che avevano chiesto nei mesi scorsi i comitati, a cui l'amministrazione aveva risposto che l'Eni mai avrebbe effettuato la bonifica senza avere in cambio la costruzione del turbogas? Quale nuovo potere di "interdizione" abbiamo oggi che non avessimo anche ieri?

Da Il Resto del Carlino, Edizione di Ferrara, del 10 Agosto 2004

Postato da: AssociazioneNoAllaCentrale a 09:40 | link | commenti (1) |
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