Associazione No alla Centrale

Associazione per uno sviluppo e(ti)co-sostenibile dell'Ovest Vicentino

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La nostra bandiera

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giovedì, giugno 16, 2005

A un gruppo di lavoro il compito di valutare meglio le emissioni in atmosfera delle polveri sottili

Intanto Endesa ferma il raddoppio

Nasce una commissione ministeriale, bloccati i progetti

Tavazzano Mentre Energia corre verso l'autorizzazione della propria centrale turbogas da 750 megawatt elettrici, Endesa ha fermato l'iter della propria richiesta di ampliamento. A confermarlo è lo stesso direttore dell'impianto, Salvatore Signoriello: «Si tratta di un'autosospensione: preferiamo consentire al ministero di avere più elementi attraverso le indagini di questa commissione prima di proseguire nella nostra richiesta al ministero dell'ambiente».

La centrale di Tavazzano, attualmente in funzione con due gruppi riconvertiti a turbogas e una delle vecchie caldaie per la quale può essere utilizzato anche il metano, ha una potenza di 1500 megawatt.

Attraverso la sua richiesta di tenere in funzione l'ultima delle vecchie caldaie e costruire due nuovi gruppi a ciclo combinato, Endesa amplierebbe la propria potenza fino a 2400 megawatt elettrici. Il progetto di "raddoppio" però è attualmente fermo al ministero dell'Ambiente in attesa della valutazione d'impatto ambientale. E la multinazionale spagnola ha fermato il procedimento al ministero.

La motivazione è la costituzione, nello scorso febbraio, della commissione nazionale sull'inquinamento atmosferico. «Il compito della commissione - spiega l'assessore all'ambiente della provincia Francesca Sanna - è approfondire la conversione in atmosfera di ossidi di azoto e altri inquinanti emessi dalle centrali turbogas in polveri sottili».

Un aspetto che va messo a fuoco e che ha provocato lo stop di quasi tutti i progetti di riconversione o di nuove centrali nel territorio italiano. Sono state le stesse aziende costruttrici a fermarsi dopo che Assoelettrica, sulla base di una comunicazione scritta avuta dal ministero dell'Ambiente, aveva consigliato i propri associati a mettere in "stand by" i rispettivi progetti fino alla comunicazione delle conclusioni della commissione ministeriale.

Degli oltre 70 progetti previsti in tutta Italia (molti dei quali sono già stati respinti dal ministero dell'ambiente o bloccati dalle società produttrici) quasi tutti si sono autosospesi, fra cui Endesa. Pochissimi sono andati avanti, e uno di questi a spron battuto: si tratta della centrale Energia di Bertonico. Fr. Ga.

Da Il Cittadino

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mercoledì, giugno 15, 2005

DIRIGENTI (CIDA): BISOGNA PUNTARE SU NUOVE CENTRALI, FONTI ALTERNATIVE E NUCLEARE

Milano, 13 giugno - Anche i dirigenti puntano su nuove centrali, fonti alternative e ritorno al nucleare per ridurre il prezzo delle bollette.

La Cida, la Confederazione dei dirigenti e delle alte professionalità ha voluto esprimere il proprio parere in materia di scenari energetici.

Il suo presidente Giorgio Rembado rileva tuttavia che la situazione non è irreversibile e anzi far scendere il costo energetico per il Paese si può. Occorre - dice - potenziare l'energia alternativa, e soprattutto prevedere la costruzione di nuove centrali energetiche per riequilibrare la forte dipendenza dagli idrocarburi". "Non possiamo conservare l'attuale gap rispetto ai paesi nostri concorrenti che - prosegue Rembaudo - hanno una dipendenza dagli idrocarburi per il 20%, contro la nostra che supera l'80%. La Cida è favorevole alla reintroduzione del nucleare.

E' un fatto che l'abbandono del nucleare, unito all'aumento del petrolio, ha causato un raddoppio del costo dell'energia elettrica" aggiunge Rembaudo, "ma oggi si tende a dimenticare che esiste un "nucleare sicuro" e che i costi di attivazione sarebbero sopportabili e facilmente recuperabili.

Da E-gazettE

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mercoledì, giugno 08, 2005

[Comunicato N° 29] Comunicato stampa dell'8 giugno 2005

SOLIDARIETA' AI LAVORATORI DELLA FIAMM E NO ALLA CENTRALE TERMOELETTRICA

L'associazione "NO ALLA CENTRALE" dei comuni dell'Ovest Vicentino esprime piena solidarietà ai lavoratori della FIAMM S.p.A. di Montecchio, che lottano contro la chiusura degli stabilimenti di Montecchio ed Almisano di Lonigo e la delocalizzazione delle produzioni in Cina e Repubblica Ceca.

La difesa del territorio non si esprime solo con l'attenzione ai problemi ambientali ma anche a quelli sociali e del lavoro.

Così oggi si esprime anche attraverso la difesa del patrimonio industriale e di professionalità che questo territorio ha saputo costruire e che rischia ora di essere smantellato, per logiche di tipo finanziario, con gravi ripercussioni sociali e con un impoverimento complessivo delle nostre comunità locali.

Inoltre l'associazione "NO ALLA CENTRALE" reputa vergognosa la strumentalizzazione che Cegalin di Euganea Energia opera oggi dalle colonne del Corriere del Veneto utilizzando la vicenda delle crisi industriali e la preoccupazione dei lavoratori, per riproporre il suo progetto della Centrale Termoelettrica di Montecchio Maggiore.

A quel progetto tutti i cittadini e le istituzioni hanno già detto NO perché non compatibile con il contesto territoriale.

A Cegalin di Euganea Energia diciamo con forza che, se pensa che il suo progetto (il mostro con gli specchi per le allodole) non sia archiviato, non è nemmeno archiviata la lotta dei cittadini di tutto l'Ovest Vicentino.

Per tutte queste ragioni l'associazione "NO ALLA CENTRALE" invita tutti i cittadini ad a partecipare alla manifestazione provinciale organizzata dai sindacati dei metalmeccanici in difesa del diritto al lavoro e dei lavoratori della FIAMM per Venerdì 10 giugno ’05 con partenza del corteo alle ore 9.00 circa da Alte di Montecchio vicino alla stazione dei Pullman e comizio conclusivo davanti alla sede FIAMM in viale Europa.

Postato da: AssociazioneNoAllaCentrale a 21:07 | link | commenti (4) |